Le rocce
si presentano raramente compatte. La proprietà di contenere spazi vuoti tra
gli elementi solidi che le compongono è detta porosità. Essa, quindi,
esprime l’attitudine che ha la roccia ad immagazzinare ed a liberare acqua
sotterranea. La porosità Pl viene espressa, in percentuale, mediante il
rapporto tra il volume dei meati Vp ed il volume totale dell’acquifero Va:
Pl = ( Vp
/ Va ) 100
Il
coefficiente così calcolato rappresenta la porosità totale
perché viene preso il considerazione il volume totale dei meati che possono
essere occupati dall’acqua. In relazione al valore di p la porosità delle
rocce può essere distinte in alta (>15%), media (15%-5%) e bassa (<5%). I
meati sono detti capillari se sono sufficientemente stretti da
consentire la risalita dell’acqua per capillarità. Si chiamano
supercapillari quando sono di dimensioni tali da consentire il passaggio
dell’acqua per gravità. Se i meati sono singenetici, cioè si sono formati
contemporaneamente alla roccia, si parla di porosità primaria.
Questa è tipica dei sedimenti sciolti, nei quali raggiunge i valori massimi.
Nelle rocce sciolte o scarsamente consolidate, la porosità primaria è
influenzata sia dalla forma che dalla disposizione reciproca dei granuli, la
porosità totale massima è 47.64% quella minima è 25.95%.
La
porosità secondaria è quella acquisita dalla roccia successivamente
alla sua formazione. Può essere dovuta ai processi di deformazione della
crosta terrestre o ai processi di degradazione della roccia legata ad
effetti termici , all’azione solvente delle acque ecc…
L’igroscopicità
è la proprietà che hanno le rocce asciutte di assorbire l’acqua
contenuta nell’aria allo stato di vapore, attraverso i micropori dei granuli
o degli elementi che le compongono. L’acqua igroscopica forma, attorno ad
essi, una prima sottile pellicola non soggetta alla forza di gravità ed
inamovibile in condizioni di temperatura e di pressione ordinarie; può
essere estratta riscaldando la roccia a 105-110°C.
La
capacità di ritenzione è la proprietà che hanno le rocce di
trattenere acqua allo stato liquido per fenomeni di adesione e di
capillarità. L’adesione fa si che, attorno ad ogni elemento di roccia saturo
di acqua igroscopica, si formi un sottilissimo strato di acqua pellicolare
che può essere estratta per centrifugazione. Quando è stato soddisfatto il
fabbisogno di acqua pellicolare, nei meati sufficientemente stretti si fissa
l’acqua capillare anch’essa non soggetta alla forza di gravità. Ciò è dovuto
al fenomeno di capillarità, che è legato all’azione combinata delle forze di
adesione e di coesione. Se i vuoti capillari disponibili nella roccia sono
saturi, si ha l’acqua capillare continua; se i meati sono riempiti solo in
parte, si ha l’acqua capillare sospesa. Ogni roccia ha una sua capacità di
ritenzione che viene detta capacità idrica di campo (Cr); essa
misura il massimo volume d’acqua di ritenzione (igroscopica, capillare e
pellicolare) che può essere trattenuto nel volume totale (Vc) della roccia
(Va):
Cr = ( Vc
/ Va ) 100
Se invece
di Vc si considera il volume totale (Vr) dell’acqua di ritenzione, contenuta
nell’acquifero sottostante, si ottiene il coefficiente di ritenzione o
ritenzione specifica R che si esprime con la seguente relazione:
R = ( Vr /
Va ) 100
La
capacità di assorbimento
è la
proprietà che hanno le rocce di assorbire acqua fino a saturarsi. In tal
caso i vuoti intergranulari vengono anche occupati dall’acqua gratifica che
è libera di muoversi a causa della gravità. Il grado di saturazione
di un acquifero è espresso dalla seguente relazione:
S = {( Vr
+ Vg ) / Vp } 100
Dove Vg
rappresenta il volume dell’acqua gravifica.
La
capacità di percolazione è la proprietà che hanno le rocce di cedere acqua
per azione della forza di gravità. Il coefficiente di percolazione
o porosità efficace (pe) si esprime con la seguente
relazione:
pe = pt –
R
Dove pt
rappresenta la porosità totale.
La
porosità efficace corrisponde al volume dei meati intergranulari comunicanti
in rapporto al volume totale della roccia. Rappresenta una porzione molto
piccola della porosità totale.
La
permeabilità è la proprietà che hanno le rocce di lasciarsi
attraversare dall’acqua q uando questa è sottoposta ad un certo carico
idraulico. Essa esprime l’attitudine che ha la roccia a far defluire l’acqua
sotterranea. Nello studio delle acque sotterranee si fa distinzione fra
rocce permeabili e rocce impermeabili, a seconda della facilità con cui le
acque penetrano, circolano e si distribuiscono nel sottosuolo.
Nelle
cosiddette rocce impermeabili in condizioni naturali di
pressione le acque non hanno movimenti percettibili o rilevabili con mezzi
normalmente utilizzati in idrogeologia.
Le
rocce permeabili sono quelle in cui, nelle condizioni naturali di
pressione, le acque si muovono a velocità tale da poter essere utilmente
captate.
Si possono
distinguere due tipi di permeabilità: per porosità e per fessurazione. La
permeabilità per porosità è tipica delle rocce porose le quali
contengono numerosi piccoli vuoti intergranulari tra loro
comunicanti. La permeabilità per fessurazione è tipica delle
rocce fessurate le quali contengono generalmente pochi vuoti
costituiti da fessure grandi e piccole.
Il grado
di permeabilità può essere espresso sia in termini relativi che assoluti.
Nel primo caso si introduce il concetto di permeabilità relativa, con il
quale viene indicata la permeabilità apparente.
Essa viene
espressa soprattutto in modo qualitativo. La permeabilità assoluta è una
proprietà quantizzabile tramite un coefficiente di permeabilità (K).

I diversi
tipi di acque si ripartiscono in diverse zone di umidità secondo uno schema
fisso che può presentare varianti in relazione al clima, all’alimentazione
ed al tipo di acquifero.
Si possono
distinguere due zone di umidità principali: la zona di saturazione
dove tutti i meati sono saturi e la zona di aerazione dove
circolano aria e acqua nello stesso tempo.
L’acqua
che circola nella zona di saturazione è chiamata falda. La
superficie che la separa dalla zona di aerazione è detta superficie
piezometrica.
Nella zona
di aerazione, dove i movimenti dell’acqua hanno una prevalenza verticale, si
possono distinguere tre sub-zone: la frangia capillare, la
zona di transizione e la zona di
evapotraspirazione . La frangia capillare è caratterizzata dalla
presenza di acqua capillare continua e sospesa. La zona di transizione,
caratterizzata da un coefficiente di saturazione che oscilla intorno al 75%,
è posta al di sopra della frangia capillare e non ha alcun legame idraulico
con la falda. La zona di evapotraspirazione è quella più superficiale, dove
l’acqua che vi penetra può essere riportata nell’atmosfera per l’azione
combinata dei fenomeni di evaporazione e di traspirazione.
Per le
acque della zona di transizione e di evapotraspirazione, viene comunemente
usata la parola di acqua vadosa.
La
superficie piezometrica è soggetta a continue variazioni di livello entro
una fascia di oscillazione le cui ampiezza varia di anno. Le principali
variazioni dovute a cause naturali sono quelle legate alle precipitazioni
atmosferiche, alla pressione atmosferica, alle maree, alle variazioni del
livello di fiumi e laghi, all’evapotraspirazione e ai terremoti. Le
principali variazioni dovute a cause artificiali sono quelle legate
all’utilizzazione delle falde, all’irrigazione, all’alimentazione ed alla
costruzione di trincee e gallerie drenanti.
Le
precipitazioni atmosferiche sono soggette a variazioni di carattere
giornaliero, mensile, stagionale e pluriennale che si ripercuotono sui
livelli piezometrici perché i quantitativi d’acqua di infiltrazione efficace
sono legati all’alimentazione meteorica. Le oscillazioni di livello
dipendono dall’equilibrio esistente tra drenaggio e alimentazione.
Oltre le
suddette oscillazioni di carattere stagionale, nelle perforazioni se ne
osservano altre della durata di poche ore o, al massimo, di qualche giorno.
Esse si verificano in occasione di eventi piovosi sufficientemente intensi
da rendere momentaneamente saturo lo strato superficiale di terreno;
infatti, l’aria intrappolata nella zona di aerazione viene compressa
dall’avanzamento del fronte saturo e trasmette un incremento di pressione
sulla superficie piezometrica.
Anche le
maree hanno una particolare influenza sul livello della piezometrica. La
densità dell’acqua di mare è maggiore di quella dell’acqua di falda a causa
del minore contenuto salino che caratterizza quest’ultima. Pertanto, se
lungo le fasce costiere esse non sono separate da rocce impermeabili, si
assiste al fenomeno di galleggiamento dell’acqua dolce sull’acqua salata,
lungo una superficie teorica di separazione chiamata interfaccia.
Conseguentemente, le variazioni del livello del mare dovute alle maree si
ripercuotono sulla falda.
Le acque
di infiltrazione efficace sono soggette ad una circolazione sotterranea
molto complessa, con percorsi che variano soprattutto in relazione alle
caratteristiche idrogeologiche dei diversi acquiferi ed ai loro reciproci
rapporti geometrici.
Schematicamente si possono distinguere due tipi di movimenti principali:
sub-verticali e suborizzontai. I movimenti
sub-orizzontali coincidono con il deflusso della falda e comportano il
trasferimento di quantitativi d’acqua, variabili nel tempo, dalle zone di
alimentazione a quelle di recapito.
Per azione
della gravità l’acqua di falda si sposta, dalle aree di alimentazione a
quelle di recapito, secondo percorsi a prevalente componente orizzontale.
A piccola
scala è possibile distinguere il movimento dato da una serie di tubicini di
flusso, aventi sezione infinitesima, i quali seguono traiettorie diverse
all’interno dei meati intercomunicanti della roccia. A grande scala si ha il
movimento della corrente idrica che si muove secondo versi e direzioni
derivanti dall’insieme di tutte le traiettorie esistenti a livello
elementare e, quindi, secondo linee di flusso. Se in un punto qualsiasi
della massa liquida, al tempo t, le particelle di un filetto liquido che si
succedono hanno la stessa velocità, occupano posizioni identiche e
presentano la stessa pressione, la falda si muove in modo permanente.
In un acquifero a sezione variabile, dove la corrente idrica si muove in
moto permanente, la portata non cambia
Q = S1 v1
= S2 v2
Questa è
detta equazione di continuità; si evince, inoltre, che la velocità del
liquido varia in proporzione inversa rispetto alla sezione
v1 : v2 =
S2 : S1
Se la
sezione dell’acquifero è costante e se la velocità delle particelle dei
singoli filetti liquidi risulta anch’essa costante nelle diverse sezioni, si
ha un caso particolare di moto permanente che viene chiamato moto
uniforme.
Se la
velocità e pressione risultano variabili si ha il moto vario.
Tale moto è quello che in realtà si riscontrano nelle falde. I filetti
liquidi sono tagliati ortogonalmente da linee equipotenziali. Filetti
liquidi e linee equipotenziali formano un reticolo di deflusso.
L’acqua
può defluire in regime laminare o in regime turbolento;
se in un filetto d’acqua le particelle che si susseguono in un determinato
punto della corrente seguono la stessa direzione, allora il regime sarà
laminare; se la velocità aumenta e supera un certo valore, il suddetto
filetto prima si attorciglia e poi si disperde provocando un intorbidamento
dell’acqua, allora il regime sarà turbolento.
Il canale
che consente il movimento per gravità di una corrente idrica, la cui
superficie è sottoposta alla pressione atmosferica è chiamato canale a pelo
libero; la pendenza del pelo dell’acqua è detta gradiente idraulico. In una
condotta in pressione il gradiente idraulico coincide con il gradiente
piezometrico, cioè con la pendenza della linea dei carichi piezometrici che
congiunge le quote di livellamento dell’acqua in più tubi verticali inseriti
in punti qualsiasi della condotta. I tubi piezometrici devono essere aperti
in alto, affinché in essi si eserciti la pressione atmosferica ed in modo
che il liquido possa risalire all’interno fino ad un’altezza h tale da fare
equilibrio alla pressione esistente nella tubazione. Il dislivello
piezometrico (Δh) esistente tra due punti qualsiasi della condotta è detto
perdita di carico.
Analogamente, la falda che ha la propria superficie sottoposta ovunque alla
pressione atmosferica è detta falda freatica; invece, se l’acqua circola tra
due strati impermeabili si parla di falda in pressione. Quest’ultima viene
chiamata falda artesiana quando l’acqua risale al di sopra del piano di
campagna

Il
gradiente idraulico in questo caso coincide con la tangente di α poich
é
quest’angolo è sempre molto piccolo e per questo si confonde con la
tangente:
i = tgα =
Δh / l
Ciò
giustifica la denominazione di pendenza.
Il
gradiente idraulico si identifica con la perdita unitaria di carico dovuta a
dissipazione di energia, per viscosità, per attrito lungo le pareti dei
meati intergranulari, per variazioni di sezione dell’acquifero e/o dei
meati.
Se la
roccia che contiene una falda in pressione è delimitata a tetto da un
impermeabile, si parla di acquifero confinato. In questo caso
il sistema roccia più acqua è sottoposto alla pressione litostatica ed alla
pressione atmosferica che vengono equilibrate dalla pressione di poro e
dalla pressione intergranulare.
L’acquifero libero è quello che contiene una falda libera, questa sottoposta
alla sola pressione atmosferica che viene equilibrata dalla pressione di
poro. H Darcy provò sperimentalmente che in un acquifero teorico di sezione
S (poroso, continuo, isotropo, omogeneo e poggiante su un substrato
impermeabile orizzontale), nel quale la falda defluisce in regime laminare,
la portata Q è inversamente proporzionale alla lunghezza dell’acquifero l ed
è direttamente proporzionale alla perdita di carico
Q = K S Δ
h /
l
Dove K
rappresenta il coefficiente di proporzionalità legato alle caratteristiche
dell’acquifero. Per acquifero continuo si intende una roccia
caratterizzata da una maglia fitta di vuoti tra loro interconnessi. Lo
stesso acquifero di dice omogeneo se le sue caratteristiche
fisiche (granulometria) sono costanti nel verso di deflusso delle acque; si
dice isotropo se dette caratteristiche sono costanti nelle tre
direzioni dello spazio. In caso contrario viene chiamato rispettivamente:discontinuo,
eterogeneo ed anisotropo.
La
portata unitaria q è la portata per unità di larghezza della sezione
drenante:
q = K H i
La
portata specifica qs è la portata per unità di sezione drenante:
qs = K i
il
coefficiente di proporzionalità K è detto coefficiente di permeabilità;
rappresenta la permeabilità assoluta ed ha le dimensioni di una velocità:
K = Q / Si
Quindi il
coefficiente di permeabilità può essere definito come il volume d’acqua
gratifica che passa nell’unità di tempo, per effetto di un gradiente
idraulico unitario, attraverso una sezione unitaria di acquifero ortogonale
alla direzione di deflusso della falda.
La
trasmissività può essere definita come il volume di acqua gratifica
che passa nell’unità di tempo, per effetto di un gradiente idraulico,
attraverso una sezione di larghezza unitaria e di altezza pari allo spessore
saturo dell’acquifero.